Sfregio alla democrazia

Salve, volevo pubblicare un’articolo che è stato scritto da una persona che era lì in Val di Susa poiché vorrei, ancora una volta, l’assurdità della vicenda e come la parola “democrazia” in questi casi non valga nulla. Le persone che, noi stessi abbiamo messo lì e che dovrebbero rappresentarci, per avere ancora più denaro ci schiacciano grazie a poliziotti che hanno degli stipendi pagati dalle nostre tasse (quindi per assurdo noi stessi paghiamo chi poi ci viene a pestare in maniera gratuita quando protestiamo pacificamente).  Come in molti altri articoli voglio sottolineare l’importanza che ha l’informazione in questi casi. Le proteste fanno parte della democrazia, ma improvvisamente la protesta non autorizzata è un reato, io non posso lamentarmi per una cosa che non voglio, che è inutile e che fa male. Ma che razza di democrazia è questa? E’ solo a convenienza, se una protesta non fa ne caldo ne freddo ai nostri amati politici allora va bene, ma cavoli se tocchiamo le loro tasche sono guai, mandano poliziotti che non hanno problemi a pestare e a lanciare lacrimogeni ad altezza uomo (che è vietato per legge).

Vi riporto l’articolo:

A proposito di nonviolenza
Faccio parte del gruppo pace di Condove e sono tendenzialmente nonviolenta, direi, se mi si permette, per natura più che per ideologia. Confesso che anche a me danno fastidio gli insulti gratuiti, sia pure ai poliziotti; per non parlare del fatto che certo non tiro pietre – i son nen bona, come direbbe Perino. E vorrei che nessuno le tirasse.

Domenica però c’ero, alla manifestazione. E devo dire che neanche per un secondo ho avuto dei dubbi su chi fosse l’aggressore e chi fosse l’aggredito. Davanti a me c’era una recinzione con filo spinato degna di un campo di concentramento; uno schieramento di poliziotti mascherati e armati, chiaramente disposti per incutere paura; sopra di me un elicottero girava incessantemente, creando un clima aggressivo e ossessivo.

Sono nonviolenta, ma so che “anche l’odio per l’ingiustizia stravolge il viso”.

Sono nonviolenta, ma, permettetemi una citazione da vecchia professoressa, sono convinta, con il Manzoni che “i provocatori, i soverchiatori, tutti coloro che , in qualunque modo, fanno torto altrui, sono rei, non solo del male che commettono, ma del pervertimento ancora a cui portano gli animi degli offesi.”

Si è cercato, sia pure in modo simbolico, di infrangere le fortificazioni che hanno costruito su luoghi che sono la testimonianza del lavoro secolare dell’uomo. Chi non ha visto i terrazzamenti delle vigne sotto la Ramat non può sapere di che cosa sia capace il lavoro paziente e costante. L’hanno costruito sopra uno dei siti archeologici più antichi del Piemonte, là dove l’uomo migliaia di anni fa onorava i suoi morti.

Non era legittimo cercare di forzare quel blocco, non era autorizzato da nessuno. Vorrei ricordare che neanche la marcia del sale era autorizzata. E’ costata ai seguaci di Gandhi morti, feriti, prigione.

Quel sedicente cantiere alla Maddalena è il simbolo dell’arroganza del potere; è la roccaforte di chi vuole il profitto a qualunque costo ; di chi pensa che lo sviluppo e la velocità siano dei valori; di chi non ha il senso del limite. Quel cantiere è uno sfregio alla valle di Susa, alla natura, alla democrazia. Nel mondo migliore che vorrei non solo per me, ma per i miei figli e i miei nipoti, quel cantiere non c’è.

Eleonora Cane

Inoltre vorrei che deste un’occhiata a quest’articolo di lettera 43:

Manganellate, calci e sprangate, in dieci contro uno. Fabiano Di Berardino, attivista del centro sociale Tpo di Bologna, dopo aver partecipato agli scontri in Val di Susa, ha raccontato in una testimonianza raccolta da Globalprojectv (guarda il video) di essere stato malmenato dalla polizia all’interno del cantiere della Maddalena, dopo essere stato fermato durante la manifestazione. Il ragazzo è  ricoverato nel reparto di traumatologia del Cto di Torino.
RINCHIUSO IN UNO STANZINO. «Mi hanno portato in uno stanzino dove mi hanno sputato addosso e picchiato ripetutamente e a turno con manganelli, calci e pugni , ha affermato Di Berardino dal letto d’ospedale, «Mi hanno rotto il naso con un tubo di ferro e mi hanno spostato volontariamente sotto al sole, ferito e sanguinante per ore».
BRACCIO SPEZZATO.«Sono caduto a terra, inerme sono stato preso a manganellate da circa dieci tra poliziotti e carabinieri» ha detto tra l’altro Di Berardino. «Urlavo ‘basta basta’, ma non finivano più. Ho provato a coprirmi il capo dopo aver ricevuto già sette-otto manganellate e hanno continuato fino a spezzarmi il braccio sinistro, calci in faccia e nei testicoli, poi mi hanno trascinato verso la loro base.
VIA LE AMBULANZE. Mi hanno fatto sdraiare sul lettino, e continuavano a colpirmi e sputarmi. Un graduato diceva ‘questa m… sta occupando un posto che serve ai nostri colleghi, mettetelo al sole», mi hanno lasciato per tre ore lì, hanno mandato via quattro ambulanze, fino a quando il loro medico ha detto ‘sta male, sta male’: con l’ambulanza mi hanno portato all’elicottero e poi all’ospedale. Oltre al dolore fisico, ho sentito l’ umiliazione sulla mia pelle. Erano compiaciuti da questo orrendo gioco».

La mia opinione è che il popolo deve essere sovrano di decidere del proprio paese, se nel territorio la gente non vuole questa maledetta TAV lo stato non può imporsi in maniera dittatoriale.

Ovviamente questa è la nostra opinione, voi leggete i fatti, informatevi e fatevi la vostra.

Un abbraccio.

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