Una profonda crepa nel nostro sistema sociale

Salve a tutti, oggi volevo discutere di una questione che va al di là del terremoto in se che, in questi giorni, ha colpito l’Emilia Romagna causando non pochi danni, volevo principalmente discutere di quello che è stato fatto “prima” e che probabilmente lo ha causato. Voglio parlarne anche perché in questi giorni ho sentito molte “versioni” a riguardo. Non pochi ritengono che insieme al naturale movimento della crosta terrestre, una delle principali cause del terremoto e del conseguente sciame sismico, sia da ricercare nelle pratiche estreme di “Fracking” ovvero, la indiscriminata perforazione idraulica del territorio che avviene per una prima parte in senso verticale e quindi corre in senso orizzontale, parallelamente al terreno.

Questa teoria mi è parsa plausibile (nonostante molti esperiti di geologia affermino che sia una cosa “naturale”) poiché sono venuto a conoscenza di un progetto che, prima del terremoto, ha iniziato la ErgRivara per trivellare il suolo Modenese. 

Sono andato sul loro sito e nella pagina delle domane ho letto delle cose che mi hanno davvero sconcertato. (ergrivarastorage.it/domande.html)

Vi riporto i punti salienti:

Perché una nuova Società?

Per sviluppare, costruire e gestire lo stoccaggio di gas naturale di Rivara. ERG Rivara Storage è posseduta al 15% da ERG Power & Gas e all85% da Independent Gas Management. Alla nuova società è stata trasferita la titolarità dellistanza per la realizzazione e la gestione dello stoccaggio gas di Rivara.

…….. – Si parla di rischi sismici nella dorsale ferrarese, ma il deposito non aumenterà questi rischi?

Lo stoccaggio non cambierà la sismicità naturale della zona, così come è stato studiato dal CNR e dallUniversità La Sapienza di Roma. E stata fatta un’accurata ricerca sui terremoti nella zona dellEmilia Romagna negli ultimi 2000 anni. La zona di Rivara ha una sismicità di livello 3, cioè bassa. Il centro dei terremoti è sempre stato ad una profondità tra i 15 e i 20 km sotto terra [NB gli ultimi terremoti soprattutto quelli più forti si sono verificati a 5km di profondità], profondità che non interessa il deposito di stoccaggio gas. (ed invece dai report dell’INGV (http://twitter.com/#!/INGVterremoti) si legge che le scosse hanno sempre avuto profondità variabile tra 1 km (strano no? terremoti molto, troppo superficiali) e 10 km sotto il livello del mare!!!! Il terremoto del 9 maggio 2007 così come quello di giugno, luglio e agosto 2008 hanno, infatti, paradossalmente dimostrato la sicurezza della tenuta del coperchio del serbatoio, in quanto non ha intaccato in alcun modo la tenuta del vicino giacimento di petrolio di Cavone di Carpi, che condivide con il deposito di Rivara sia la roccia serbatoio che la roccia di copertura. Localmente i terremoti avvengono su un piano di slittamento sostanzialmente orizzontale, lungo il quale si verifica il raccorciamento crostale dovuto alla lenta convergenza tra la placca africana e la placca europea, un movimento in continuo rallentamento. Per una maggiore sicurezza e per poter garantire una più precisa localizzazione, anche in profondità, di altri eventuali futuri sismi, la Società ha deciso di incaricare l’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) di istallare una rete di stazioni sismometriche nella zona di interesse del progetto.

– Gli 11 tecnici esperti, incaricati dalla Provincia di Modena di valutare il vostro progetto, lo hanno definito non idoneo, che ne pensate?

Il fatto che all’interno del gruppo degli 11 incaricati dalla Provincia di Modena di valutare il progetto di Rivara, vi sia stato in realtà un professore, tra l’altro l’unico esperto in geologia, che ha rilasciato parere favorevole, ci fa pensare alla bontà del nostro progetto.

– Quali saranno i benefici per l’economia che qui è prevalentemente agricola? A quanto ammonterebbero le royalties?

La legge finanziaria 2008 dal 1º gennaio 2008, obbliga i soggetti titolari di concessioni per l’attività di stoccaggio del gas naturale in giacimenti o unità geologiche profonde a corrispondere alle regioni nelle quali hanno sede i relativi stabilimenti di stoccaggio, a titolo di contributo compensativo per il mancato uso alternativo del territorio, un importo annuo pari all’1% del valore della capacità complessiva autorizzata di stoccaggio di gas naturale. ERG Rivara Storage infatti pagherà una quota di circa 1 milione di euro allanno, per i prossimi 40 anni, alla Regione Emilia Romagna che provvederà a suddividerli ai Comuni che ospiteranno il deposito. Gli importi verranno così suddivisi: il 60% sul totale a San Felice sul Panaro perché è il comune nel quale hanno sede gli stabilimenti, il restante 40% suddiviso tra i comuni di Mirandola, Finale Emilia, Crevalcore, Camposanto e Medolla, in misura proporzionale per il 50 per cento all’estensione del confine e per il 50 per cento alla popolazione.

– Quali sono i veri rapporti tra INGV e IGM?

Tra l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e la nostra società c’è un rapporto di normale e trasparente collaborazione scientifica. Del resto INGV è il migliore istituto di ricerca geologica al mondo, logico chiedere loro una consulenza. E chiunque pensi che INGV possa cambiare un rapporto di ricerca per far piacere a un cliente o a un ex dipendente è solo in mala fede. Soprattutto se la ricerca è controllata a livello internazionale. Nessuno mette a repentaglio la propria reputazione scientifica e quindi i finanziamenti per pochi soldi.

Vorrei sottolineare il fatto che se la INGV e la IGM  hanno questi “rapporti” non credo che, visto il consenso a trivellare rilasciato dalla INGV, si metta ad accusare la IGM per il danno. Provate a rifletterci, salviamo capre e cavoli, noi non diciamo nulla così anche se abbiamo dato il consenso, non abbiamo grane e la IGM non viene toccata. Mi sembra più che ovvio visto che le nostre “care” multinazionali dell’energia (petrolio e derivati) sono al di sopra di qualsiasi stato, legge e qualsiasi colpa che potrebbe cadere sulle loro teste svanisce in pochissimo tempo nel nulla.

Quindi ricapitolando abbiamo una grossa multinazionale che, con tutta probabilità, ha causato un danno enorme al nostro paese, ha ucciso persone e ferito molte altre. Ma lo stato cosa fa? Purtroppo nemmeno la risposta dello stato è rassicurante:

Il Decreto Legge n.59 riforma la Protezione Civile e Adolfo Bertani, presidente Cineas, sostiene che in questo modo il cittadino avrà la piena responsabilità nel tutelare i propri beni e il territorio. I cittadini hanno facoltà – “in via transitoria e a fini sperimentali” – di estendere “ai rischi derivanti da calamità naturali, tutte le polizze assicurative contro qualsiasi tipo di danno a fabbricati di proprietà di privati”, provvedimento utile a “garantire adeguati, tempestivi ed uniformi livelli di soddisfacimento delle esigenze di riparazione o ricostruzione di beni immobili privati destinati ad uso abitativo, danneggiati o distrutti da calamità naturali“. Entro 90 giorni dal 17 maggio, giorno in cui è entrato in vigore, dovranno essere stabiliti, mediante un regolamento, “modalità e termini” per l’avvio del nuovo regime assicurativo, sulla base di criteri presenti nello stesso decreto, uno fra i quali è “l’esclusione, anche parziale, dell’intervento statale per i danni subiti da fabbricati” e “incentivazioni di natura fiscale” per chi si assicura. Lo Stato – si intende facilmente – non riesce più a sostener i costi di tutti gli accidenti. Quindi la “durata dello Stato d’emergenza, cioè il periodo in cui è lo Stato a farsi carico di tutte le spese, può essere di 60 giorni con un’unica proroga di altri 40. Una decisione presa per evitare che, come è accaduto decine di volte nel passato, gli stati d’emergenza durino anni”. Una critica che viene mossa al Decreto del 15 maggio 2012 è di grave irresponsabilità verso i cittadini: abusivismo e pochissima prevenzione consegnano una Italia in condizioni preoccupanti e le calamità naturali – si sa – dipendono in buona misura dalla gestioni del territorio. Inoltre l’assicurazione su base ‘volontaria’ crea una disparità tra coloro che vivono in aree sismiche, per esempio, e coloro che risiedono in zone non a rischio. E le compagnie assicurative stipuleranno polizze in zone sismiche? E se sì, a quali cifre? Tratto da: Calamità naturali: lo stato non pagherà piu’ i danni. Legge shock | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/05/21/calamita-naturali-lo-stato-non-paghera-piu-i-danni-legge-shock/#ixzz1wczt7kAQ – Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!

Ci troviamo con uno stato che se ne frega, anzi mette questa legge che lo toglie dalla responsabilità (che uno stato ha e deve avere nei confronti di un onesto cittadino che paga le tasse salatissime Italiane) di prendersi carico dei danni causati da “calamità naturali”.

Che dire, a parer mio la crepa che ha davvero ferito il nostro paese non è quella del Modenese in mezzo ai campi, ma è proprio questa mancanza di criterio delle multinazionali che, nonostante i cittadini e molti geologi locali hanno nettamente rifiutato le trivellazioni, continuano con i loro scopi fregandosene (come sempre).

  • Perché la gente e i politici locali si dichiarano contro il progetto?

Nostro errore è stato quello di non tenere adeguatamente conto delle esigenze informative delle popolazioni. Abbiamo comunicato poco e male. Oggi cercheremo di rimediare.

Ovviamente, come sempre, potrei sbagliarmi. Lascio a voi trarre le conclusioni.

Un abbraccio.

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